Ecco la seconda parte dell’articolo dedicato al cibo ed a risultati delle più recenti ricerche sperimentali nel campo della psicologia dell’alimentazione. L’obiettivo è quello di aiutarvi ad acquisire una maggiore consapevolezza delle “cattive” abitudini alimentari che in molti hanno consolidato nel tempo e nuovi strumenti per poter cambiare il vostro rapporto con il cibo. La prima parte dell’articolo (per chi non l’avesse ancora letta) la trovate qui.

Buona lettura…

Cameriere grassa = cliente grasso

Sappiamo che il contesto influisce enormemente sul nostro comportamento e quindi, anche su quello che ordineremo al ristorante. Alcune ricerche ( McFerran et al., 2010) , infatti, sembrano dimostrare che il peso della cameriera che serve il cibo al vostro tavolo sia in grado di influenzare le vostre scelte.

I ricercatori hanno evidenziato che le persone a dieta sono più propense a cedere alla “tentazione” quando sono incoraggiate ad ordinare cibi “killer” da cameriere sovrappeso. Attenzione, questo effetto è stato riscontrato però solo nelle persone che sono “dichiaratamente” a dieta. Quando stiamo seguendo uno stretto regime alimentare, infatti, siamo più propensi a fare uno strappo alla regola: la visione di una persona “obesa” sembrerebbe dare inconsciamente il permesso per abbuffarsi. Il mantra che riecheggia mente in questi casi è: “se può mangiare lei tanto, posso farlo anche io”.

Il contrario si osserva invece in coloro che non stanno facendo alcuna dieta. In questo caso a farli cadere in tentazione sarebbe proprio una cameriere magra e longilinea. Questo accade perché le persone più attraenti (magre in questo caso) tendono ad essere più convincenti.

Chi va con lo zoppo…

Forse suonerà come un semplice luogo comune sostenere che avere amici obesi influenza il nostro comportamento alimentare. Eppure le ricerche condotte da Christakis e colleghi (2007) dimostrano che la probabilità di una persona di essere sovrappeso aumenta del 57% quando ha amici obesi.

le influenze sociali hanno un peso rilevante nel manipolare il nostro comportamento. La gente è portata a mangiare di più quando attorno a loro vi è gente di “grande appetito”, cosi come tende ad uniformarsi a quello che gli altri mangiano. Le norme sociali sono quelle regole non scritte che ci dicono come dobbiamo comportarci nelle diverse situazioni, anche a tavola. L’uomo virile deve mangiare tanto; la donna femminile poso. Quindi: “una bistecca per il signore ed un’insalata per la signorina” J

Intenzioni VS Abitudini

Il modo migliore per riuscire a predire accuratamente cosa mangerete domani è quello di analizzare semplicemente le vostre abitudini. Infatti, in media, a pilotare i nostri comportamenti sono proprio le nostre abitudini e non le nostre intenzioni o quelle che dichiariamo essere le nostre preferenze.

Cambiare le nostre abitudini alimentare è una sfida ardua, ma mai impossibile, per chiunque perché molte decisioni vengono effettuate automaticamente, al di fuori di qualsiasi controllo consapevole, ed attivate da situazioni ambientali diverse e routinarie.

Mangiare senza consapevolezza

Mangiare è un comportamento cosi abitudinario e routinario che lo facciamo senza pensarci. Mentre le nostre mani pilotano le posate in modo automatico verso la nostra bocca, la nostra mente è distratta da altri pensieri, stimoli ecc…

Alcune ricerche (Bolhuis et al., 2013) dimostrano che quando siamo distratti, ad esempio dalla tv o dalla chiacchiera con un amico, non solo mangiamo di più ma gustiamo molto di meno quello che ingeriamo.

Per questo motivo uno degli approcci che sembra funzionare meglio con chi è affetto da disturbi alimentari ed obesità è proprio la mindfulness eating. Si tratta di aiutare le persone a mangiare con consapevolezza, facendo attenzione ad ogni boccone e dedicandosi totalmente ed esclusivamente al “momento” del mangiare. Grazie a questo approccio la gente non solo mangia di meno, ma gusta anche di più il proprio pasto.

Sopprimere i pensieri legati al cibo porta ad abbuffarsi

La psicologia sperimentale ha dimostrato ormai da anni che cercare di reprimere un pensiero porta, in realtà, a rinforzarlo. Questo vale per chiaramente anche per quelli relativi al cibo.

Le persone che iniziano a seguire una dieta e che abitualmente cercano di contrastare attivamente i pensieri legati al cibo e alla fame, hanno l’effetto contrario. Il loro desiderio “gastronomico” aumenta e sono più propensi a vere e proprie abbuffate, come dimostrano le ricerche condotte da Barnes & Tantleff-Dunn (2010).

Quindi non cercate di sopprimere i vostri pensieri…accettateli e lasciateli andare in pieno stile mindfulness (vi prometto che nei prossimi articoli vi spiego qualche trucchetto).

Gelato al salmone affumicato?

Le etichette e le aspettative che esse producono hanno effetti diversi sulle persone e sul loro atteggiamento nei confronti di un cibo. Basta cambiare etichetta ed ecco che un vino da pochi euro a bottiglia assume, per la maggior parte dei palati, un gusto sopraffino. A volte basta anche semplicemente mentire sul prezzo e farlo levitare il giusto per aiutare gli ospiti alla nostra tavola ad apprezzare di più quanto gli viene offerto.

Alcuni ricercatori sono andati oltre  (Yeomans et al., 2008). Hanno offerto alle loro “cavie” un nuovo miscuglio: un gelato al gusto di salmone affumicato. Ad un gruppo di partecipanti è stato però presentato come una deliziosa mousse surgelata, ad un altro come un gustosissimo gelato di pesce.

Il risultato? Il cibo era lo stesso eppure le reazioni sono state diverse. Il primo gruppo ha infatti ritenuto soddisfacente il gusto della mousse; il secondo ha detestato il sapore del gelato.

 

Attenti quindi…le nostre aspettative sono in grado di fare la differenza tra quello che ci piace mangiare oppure no!

 

La terza (ed ultima) parte dell’articolo sarà online la settimana prossima (promesso). Nel frattempo fatemi sapere cosa ne pensate di questo articolo!!! A presto.

 

(fonte: PSYBLOG – www.spring.org.uk)